Hacking Labs Associazione

Decreto Bersani e Disdette ADSL:

Possibile Recedere Prima di Un Anno Senza Penali


La nuova norma libera finalmente gli utenti dall'obbligo dei 12 mesi di contratto minimo con gli operatori internet

Abbonarsi con un operatore ADSL o, peggio ancora, cambiare provider internet a volte riserva brutte sorprese</a>. Pubblicità e comunicazioni con i vari agenti commerciali molte volte si guardano bene dal comunicare quali siano effettivamente le condizioni per godere delle velocità ADSL decantate e la famigerata clausola che impedisce la disdetta entro il primo anno di abbonamento ha favorito una corsa degli operatori al limite della legalità, una vera e propria caccia al consenso, scritto o telefonico, che incastrava il malcapitato anche se l'operatore non era nelle condizioni di erogare il servizio che aveva appena venduto
Forse non tutti sanno che nel Decreto Bersani esiste una novità importante quanto, se non più, l'abolizione dei costi di ricarica: è finalmente possibile dare la disdetta al proprio operatore ADSL quando si vuole, anche prima di un anno dalla data di stipula. La nuova norma vale anche per la telefonia e per i contratti TV.
Disdetta anticipata ADSL
Cito letteralemente

TELEFONIA, INTERNET E TV (decreto legge)

LIBERTA’ DI RECEDERE DAL CONTRATTO

salta l’obbligo per gli utenti di restare fedeli agli operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata: i contratti di adesione stipulati con tali operatori devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto in qualsiasi momento e senza spese non giustificate da costi dell’operatore (alcuni operatori oggi impongono la fornitura del servizio per 12 mesi). Gli operatori non possono, inoltre, imporre un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni.

Pertanto:

E' possibile disdire un contratto di connessione Internet quando decide l'utente

L'operatore non può imporre un preavviso superiore a 30 gg
L'operatore non può imporre costi aggiuntivi ingiustificati

La norma riguarda sia contratti stipulati in passato che quelli futuri. Vedremo le reazioni di AGCOM

 


 


attacco alla libertà di espressione

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (U.D.C.) identificato dall’articolo 50-bis:

Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet. (vedi sotto articolo integrale)

La prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta.

In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i “providers” dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per

l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e “tutti i blog”, che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa! Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico. Date la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico

Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete , il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

I fornitori dei servizi di connettività alla rete , per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete , o con altro mezzo di propaganda".».

 


 

 


in vigore la tassa digitale, aumentano cd e pen drive

è entrata in vigore la legge sull' equo compenso, la quota anticipata di diritto d'autore che il consumatore paga all'acquisto di dispositivi che possono riprodurre opere audiovisive (chiavette usb, cd, dvd, cellulari e memorie di vario tipo)
Queste somme costituiscono il cosiddetto "equo compenso disciplinato", l'ammontare dei diritti che vengono preventivamente corrisposti agli autori o ai loro editori. ciò significa che, per esempio, i titolari dei diritti percepiranno gli importi stabiliti anche se gli utenti usano gli strumenti e le memorie di massa per registrare opere originali. ossia che pagherà anche chi non scarica niente
Qualche esempio di aumento: 36 centesimi per una chiavetta Usb da 4 giga, circa 50 centesimi per un Dvd riscrivibile, quasi 10 euro in più per i dischi rigidi da 15 giga montati sui lettori Mp3 (per esempio sugli iPod) e 30 euro per un hardisk con una capienza superiore a 250 gigabyte
secondo il ministro dei beni culturali bondi non si tratta di una tassa, anche se nessuno ha chiarito di cosa si tratti invece. le associazioni dei consumatori, le imprese informatiche e gli internauti non sono ovviamente affatto contenti di questo rincaro che tocca indiscriminatamente chi scarica e chi no, chi lo fa legalmente (già pagando) e chi lo fa illegalmente
Paolo Angelucci, presidente di Assinform (l’ associazione di Confindustria delle imprese di informatica), ha dichiarato che la tassa "reca un danno gravissimo sia all’industria dell’innovazione - in particolare quella informatica - sia al sistema imprenditoriale nel suo complesso"

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