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Dislessia

Piera Angela e Super Quark ci spiegano cosa è la Dislessia:

Strategie didattiche per alunni dislessici

Progetto fantastico in una scuola elementare:Diario on line

Con le linee guida la legge 170 diventa operativa
Con le linee guida, diventa pienamente operativa la legge sulla dislessia.
Il 20 Luglio 2011 e’ stato reso noto il decreto ministeriale attuativo della legge n. 170 del 2010 che riconosce la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come disturbi specifici di apprendimento.

Le linee guida, per garantire il diritto allo studio degli alunni affetti da DSA, individuano:
- modalita’ di formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici;
- misure educative e didattiche che aiutano a sostenere il corretto insegnamento e apprendimento a iniziare dalla scuola dell’infanzia;
- strumenti di verifica e valutazione degli studenti con DSA .

La pubblicazione delle linee guida è un importate traguardo, atteso da anni e che ora diventa concretamente operativo.
L’uso degli strumenti compensativi e dispensativi, la formazione e l’informazione del personale docente e dei dirigenti non è più opzionale ma è obbligo, indipendentemente da quelle che sono le opinioni personali dei singoli. Scarica le linee guida

DISTURBO SPECIFICO DI APPRENDIMENTO

Ma cosa è la dislessia?

La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento di natura neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit nella componente fonologica del linguaggio che è spesso inattesa in rapporto alle abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica

Questa è la definizione ufficiale della dislessia pubblicata dall’International Dyslexia Association (Ida) nel 2003. Ogni altra definizione risulta non scientificamente altrettanto validata, poiché il Comitato scientifico dell’Ida riunisce i più autorevoli ricercatori che operano in tutto il mondo.

La dislessia non ha la stessa prevalenza sulla popolazione generale nei diversi paesi. Esistono differenze anche molto marcate. In Italia i dati ufficiali parlano del 3,5%, mentre negli Stati Uniti del 7,4%. Il dato potrebbe sembrare in contraddizione con l’affermazione che il disturbo ha  basi neurobiologiche, e dunque dovrebbe in teoria essere uniformemente distribuito. Invece, come ogni forma di disabilità, la manifestazione è il risultato dell’interazione fra la predisposizione neurobiologica e l’ambiente (in questo caso il sistema ortografico).
In Italia la dislessia è molto meno frequente che nei paesi anglosassoni, perché l’italiano ha un’ortografia regolare; l’inglese, invece, ha un’ortografia molto irregolare. La prevalenza varia con l’età. Il problema è più acuto alle elementari perché bisogna imparare il sistema ortografico in poco tempo. Alle superiori il problema principale è la quantità di materiale da leggere. Lo studio si svolge quasi esclusivamente attraverso i libri e quindi il dislessico fa molta fatica perché deve acquisire tutte le informazioni attraverso la modalità che è disturbata. Per ovviare a questa difficoltà, l’Aid ha fatto accordi con le case editrici che producono i testi scolastici: oggi i dislessici possono avere i libri in formato digitale. È una piccola rivoluzione poiché il dislessico, che finora aveva bisogno di una persona che leggesse per lui, adesso può farlo da solo utilizzando una macchina.

I disturbi specifici dell’apprendimento

I Disturbi specifici di apprendimento (Dsa), secondo i dati dell’Associazione italiana Dislessia, interessano circa l’8% della popolazione scolastica e, se non affrontati adeguatamente, possono provocare conseguenze sul piano psicologico, sociale e lavorativo.
I Dsa comprendono la dislessia (difficoltà di lettura), la disortografia (difficoltà nell’aspetto costruttivo della scrittura), la disgrafia (difficoltà nell’aspetto esecutivo della scrittura) e la discalculia (difficoltà nell’area matematica).
La dislessia, che è la più conosciuta, è una difficoltà a leggere in modo corretto e fluente; può essere più o meno grave e spesso è associata alle difficoltà di scrittura e nel calcolo.
É importante sottolineare che i Dsa non sono causati da deficit cognitivi né da problemi ambientali o psicologici o sensoriali e neurologici, ma sono disfunzioni settoriali.

Cos’è la dislessia

La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Purtroppo in Italia la dislessia è poco conosciuta, benché si calcoli che riguardi almeno 1.500.000 persone. La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica. Perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo e, talvolta, anche in altre attività mentali. Tuttavia questi bambini sono intelligenti e – di solito – vivaci e creativi.

Perché c’è tanto scetticismo intorno alla dislessia?

Perché è un disturbo invisibile. Non ha identità sociale fuori dalla scuola. È una diversità senza diversità. Il comportamento del bambino con dislessia assomiglia infatti a quello del bambino svogliato, pigro, capriccioso, riluttante all’impegno e questa sua somiglianza fa sì che si scelgano sempre le spiegazioni più semplici e più a portata di mano. Anche perché, fuori dalla scuola questo bambino si comporta esattamente come gli altri: vivace, socievole, allegro.
Il fatto che la dislessia non abbia una propria identità sociale fuori dalla scuola, invece che essere considerata la conferma della “specificità” del problema, viene utilizzata come rafforzativo della spiegazione semplicistica: il bambino quando è ora di leggere e di scrivere mostra la sua pigrizia, si rifiuta, ecc.
Al contrario di quello che accade in tutti gli altri casi in cui un bambino soffre di una disabilità, nessuno è in grado di sospettare la presenza della dislessia vedendolo giocare con un gruppo di coetanei. Non ci sono marcatori biologici, né comportamentali o sociali che identifichino la dislessia fuori dalla scuola.
Solo in classe, di fronte al compito scritto, il bambino mostra tutte le sue difficoltà e questa tipicità, invece che essere considerata un campanello di allarme, un indicatore che accende un’ipotesi, viene valutata come una conferma del disimpegno e viene rinfacciata ripetutamente “…quando è ora di giocare sei sempre pronto, mentre adesso che devi leggere…”.
I disturbi di apprendimento vengono definiti specifici quando si manifestano in soggetti con intelligenza nella norma.

Come si manifesta la dislessia

La dislessia si manifesta all’inizio della scuola elementare con marcate difficoltà a imparare le lettere dell’alfabeto, difficoltà a scrivere parole anche molto semplici e frequenti (cane, dito, mano, ecc.). Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l’inversione di lettere e di numeri (es. 21 – 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). A volte non riesce a imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno. Può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni) e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. In alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nel calcolo, nella capacità di attenzione e di concentrazione. Spesso il bambini finisce con l’avere problemi psicologici, ma questo è una conseguenza, non la causa della dislessia.
Anche dopo le elementari persistono lentezza ed errori nella lettura, che ostacolano la comprensione del significato del testo scritto. I compiti scritti richiedono un forte dispendio di tempo. Il bambino appare disorganizzato nelle sue attività, sia a casa che a scuola. Ha difficoltà a copiare dalla lavagna e a prendere nota delle istruzioni impartite oralmente. Talvolta perde la fiducia in se stesso e può avere alterazioni del comportamento.

Come si riconosce la dislessia

Ogni dislessico è diverso dall’altro, la dislessia non è un’entità monolitica. Si presenta come un complesso di caratteristiche che ogni dislessico condivide in misura più o meno estesa.
Di seguito è riportato un elenco di tratti, comportamenti, abilità, differenze percettive o di sviluppo che possono essere presenti in misura più o meno ampia negli individui dislessici.
Tanto più alto è il numero delle risposte affermative, tanto maggiore è la probabilità che si tratti di dislessia. In tal caso è necessario rivolgersi a uno specialista (neuropsichiatra, psicologo) per avere una diagnosi.

Come affrontare la dislessia

É molto importante indirizzare il bambino verso una valutazione specialistica (psicologo, logopedista). La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. La diagnosi permette di capire finalmente che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino (“non impara perché non si impegna”) e l’attribuire la causa a problemi psicologici, errori che determinano sofferenze, frustrazioni e talora disastri irreparabili.
Quando la diagnosi è fatta si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti come la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l’uso della calcolatrice o del computer. I dislessici hanno un diverso modo di imparare ma comunque imparano. Se individuata precocemente, si può avviare il recupero molto presto, prima ancora che termini la fase di apprendimento. In questo caso le possibilità di recupero sono molto maggiori.

La riabilitazione

In questi anni sono stati fatti molti passi avanti in campo riabilitativo. Alcune linee per definire l’efficacia della riabilitazione sono ormai condivise dalla comunità scientifica internazionale:

  • la rieducazione deve essere effettuata il più presto possibile, anche prima di giungere a una diagnosi certa, quando esistono indicatori di rischio di dislessia.
  • la rieducazione deve essere intensiva, possibilmente con frequenza quotidiana.
  • la rieducazione deve essere condotta in ambito specifico, cioè deve riguardare il linguaggio, la visione, la lettura e la scrittura.
  • non vi è conferma scientifica dell’utilità di tecniche rieducative basate sulla psicomotricità e sulla posturalità, né sull’impiego di racconti. Purtroppo la dislessia, e in genere i disturbi specifici dell’apprendimento, si curano solo con una insistente rieducazione specifica.

A chi rivolgersi

Le professionalità coinvolte nella valutazione dei Disturbi specifici dell’apprendimento sono il neuropsichiatra infantile o neurologo per la visita neurologica; il neuropsichiatra infantile, lo psicologo o il neuropsicologo per la valutazione dell’efficienza intellettiva; lo psicologo per l’approfondimento psicodiagnostico e la valutazione della personalità; lo psicologo, il neuropsicologo con il logopedista e lo psicopedagogista per gli approfondimenti specifici.
I servizi di neuropsichiatria infantile o i servizi di psicologia dell’età evolutiva, o ancora i servizi di logopedia delle Asl dovrebbero avere al loro interno personale specializzato per diagnosticare i Disturbi specifici di apprendimento.
I centri privati dovrebbero certificare la loro competenza, dichiarando l’applicazione delle linee guida nazionali per la diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento.

L’Associazione Italiana Dislessia ha una Help-line telefonica (051 243358, e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) attiva 5 giorni alla settimana che garantisce assistenza a chi telefona per diversi motivi.

La procedura diagnostica prevede:

  • prima visita di accoglienza, raccolta anamnesi e valutazione delle problematiche presentate.
  • visita neurologica e valutazione psicologica.
  • applicazione del protocollo standard per la valutazione della dislessia.
  • stesura della diagnosi di inclusione/esclusione della sindrome dislessica.
  • applicazione del protocollo per la stesura del profilo e del progetto riabilitativo.

Cosa dice la legge

Il problema della tutela dei diritti di chi è dislessico è particolarmente complesso e aperto a diverse soluzioni. Attualmente non esiste una normativa specifica e l’Associazione italiana dislessia ha presentato una serie di proposte normative che regolino le richieste da parte della scuola nei confronti degli alunni dislessici, ne stabilisca i limiti e definisca le facilitazioni possibili.
All’interno della legislazione attuale è comunque possibile fare riferimento ad alcuni articoli:
Legge n. 517/77 art. 2 – scuola elementare: attività organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse;
Legge n. 517/77 art. 7 – scuola media: attività scolastiche periodiche in sostituzione delle normali attività per un massimo di 160 ore all’inizio o alla fine dell’anno, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno indicato dal Consiglio d’Istituto e dai consigli di classe;
Legge n. 59/97 art. 21: autonomia didattica finalizzata al diritto di apprendere;
D.P.R n. 275/99: si riconoscono e valorizzano le diversità, si promuovono le potenzialità di ciascuno, si adottano tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo;
si regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle discipline nel modo più adeguato ai ritmi di apprendimento, utilizzando forme di flessibilità come i percorsi individualizzati;
iniziative di recupero e di sostegno;
Legge n. 104/92 art. 13 -integrazione scolastica: l’integrazione scolastica si realizza anche attraverso la dotazione di attrezzature tecniche e sussidi didattici;
Legge 104/92 – valutazione del rendimento e prove d’esame: l’Ordinanza Ministeriale che annualmente regola scrutini ed esami prevede condizioni particolari solo per alunni certificati ai sensi della Legge 104/92.

Per la scuola secondaria superiore esiste la possibilità di effettuare corsi di recupero per gli alunni che ne abbiano bisogno, ma gli insegnanti non sono obbligati a effettuarli, la scuola non è obbligata a organizzarli e gli studenti non sono obbligati a frequentarli. In caso di bocciatura, la scuola deve però dimostrare di aver progettato interventi di recupero.

Lettera di Richiesta di Percorso Personalizzato

Il Vademecum vi guiderà passo passo sulle modalità di richiesta. Scarica

INDENNITA’ DI FREQUENZA

Molti non sanno, e in specilmodo chi ha una diagnosi di Disturbi di Apprendimento da poco, che si può chiedere un aiuto economico per affrontare delle spese (mediche, computer programmi e altro) per il ragazzo certificato questo aiuto si chiama :

INDENNITA DI FREQUENZA ed è erogato dall’INPS

se possono usufruire tutti i ragazzi fino ai 18 anni.

Domande e risposte più comuni

Vademecum disgrafia

Disturbi scrittura

Per aiutare i bambini affetti da disgrafia a scrivere meglio, si possono creare delle schede usando questi font:

Come aggiungere un nuovo font?
Scelto il font che ci interessa scaricare, si clicca sulla scritta Download PC/Mac …, posta a destra del font stesso e si salva il font nel proprio computer in una cartella a piacere. Il file è zippato quindi, aprendolo con un doppio clic, si aprirà la finestra di Winzip o di un altro programma per la compressione e decompressione dei file, quindi comparirà l’elenco dei file che compongono il font. I file vanno estratti o copiati nella cartella C:\Windows\Fonts or C:\WINNT\Fonts.

Per verificare se il font è stato inserito e funziona, aprire il programma Word, cercarlo nell’elenco dei Tipi di carattere e selezionarlo quindi scrivere qualcosa…e BUON DIVERTIMENTO non solo a noi insegnanti ma anche e soprattutto ai nostri alunni, ai quali piace tanto sperimentare nuovi tipi di scrittura.

Anastasis

OpenDyslexic è un nuovo carattere creato per i dislessici per migliorare la leggibilità dei testi. Le lettere hanno la base “appesantita” per aggiungere una specie di “forza di gravità” ad ogni lettera, che contribuisce ad evitare che il cervello la ruoti o la rifletta, facendola apparire come un’altra lettera.
Il carattere è utilizzabile anche su iPhone, iPad e diverse versioni di Android.

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SC ARICA

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Corsivo tratteggiato

Stampatello minuscolo puntinato

Corsivo puntinato

Dopo aver aperto la pagina, cliccare sul link in fondo alla pagina per scaricare i font

Caratteri corsivi e puntinati vari

Caratteri corsivi e puntinati vari

Stampatello minuscolo e maiuscolo tratteggiato

Stampatello minuscolo e maiuscolo tratteggiato

SCARICA

Stampatello minuscolo e maiuscolo puntinato

Nel link sotto trovate alcuni font in corsivo NON puntinato

PROGRAMMA PER GENERARE SCHEDE PER IL PREGAFISMOO PER MIGLIORARE LA SCRITTURA

Inserite la frase , le lettere o i numeri che volete che i vostri bambini riscrivino dal modello ( a righe o quadretti).

E il software vi creerà una scheda da poter stampare e dare ai vostri ragazzi.

P.S. Non vi preoccupate se nella lingua da spuntare c’è solo il castellano funziona benissimo, anche per frasi e parole in italiano!

Sito Specializzato per la Disgrafia

 

Edmodo viene presentato come un social network per insegnanti e studenti, ma è troppo riduttiva come spiegazione. Di certo è un buon modo per interagire con gli studenti utilizzando un canale comunicativo a loro più consono. Lo slogan utilizzato rende bene l’idea: “Fai della tua classe una comunità“.
Cominciamo con il miglior pregio ed il peggior difetto: è gratuito ma è solo in inglese (spagnolo, portoghese, tedesco, francese, greco), l’italiano non c’è.
Ma è anche in fase id evoluzione, quindi se in molti lo cominciano ad utilizzare e se qualcuno si adopera per far avere allo staff le traduzioni, può essere che mettano a disposizione anche la versione in italiano.
Il modo migliore per spiegare cos’è, è capire come funziona.

Cosa può fare l’insegnante (I’m a teacher)

Ci si registra come insegnanti indicando i soliti dati anagrafici, la scuola dove si esercita (se non c’è la si può creare), si può inserire una propria foto per farsi riconoscere dagli studenti (gli adulti tendono, per una serie di timori, a non mettere le proprie foto nei social network, ma questo più che un social network è uno strumento di lavoro e quindi va usato con professionalità mettendoci letteralmente la propria faccia).
Completata la registrazione cominciamo a dare un’occhiatina a cosa ci mette a disposizione Edmodo:
  • Una libreria dove caricare i propri file da condividere poi con gli studenti.
  • Un calendario dove indicare le verifiche ed i compiti per casa
  • Le valutazioni delle classi (capitolo poco importante in questo contesto)
Ci sono anche una sezione per creare e gestire i “Gruppi” (Le classi) ed una per partecipare alle communities (gruppi creati da altri insegnanti per gli insegnanti per lo scambio di informazioni ed esperienze).
Cosa può fare l’insegnante:
  1. Caricare nella libreria (magari organizzato in cartelle per argomento) le dispense che vuole condividere con i propri studenti, mappe concettuali, immagini, presentazioni, materiale di qualsiasi tipo (digitale ovviamente).
  2. Creare delle note in cui anticipa agli studenti gli argomenti che tratterà durante la prossima lezione
  3. Creare degli avvisi che verranno recapitati come “notifica” agli studenti del gruppo (anche per mail se lo studente l’ha indicata)
  4. Assegnare dei compiti indicando il titolo, la descrizione e la data di consegna e/o allegando un documento in qualsiasi formato digitale. O allegando un link ad un video o ad un sito web.
  5. Creare dei quiz con domande a risposta libera o vero/falso, anche con domande multiple in cui una sola è quella corretta.
  6. Si possono creare dei sondaggi da somministrare alla classe.
Come potete capire le risorse che vengono messe a disposizione sono molte e, se sfruttate, permettono di coinvolgere la classe in un modo nuovo più vicino al modo di pensare degli studenti.
Gli studenti inconsapevolmente “sbadati” (ed in questa categoria ci mettiamo quelli con DSA), ma anche quelli consapevolmente sbadati, avranno un posto dove poter verificare i compiti per casa senza copiarli dalla lavagna o trascriverli nel diario sotto dettatura.
Chi rimane assente può seguire in modo autonomo lo studio recuperando il materiale messo a disposizione.
Alcune informazioni indispensabili:
  • I gruppi hanno un codice d’accesso che l’insegnante comunica ai suoi studenti, chi non conosce il codice non entra.
  • L’insegnante può in qualsiasi momento escludere uno studente dal gruppo.
  • L’insegnante può dare un codice d’accesso specifico ai genitori dello studente
Queste premesse servono a farvi capire che quello che fate nella vostra classe resta vostro, che uno studente o un suo genitore vede solo le sue interazioni con il gruppo e non i compiti o le valutazioni dei suoi compagni, quindi anche la privacy è tutelata.

Cosa può fare lo studente (I’m a student)

Uno studente può iscriversi solo utilizzando il codice gruppo ricevuto dall’insegnante e non è indispensabile che abbia un indirizzo mail, anche se la differenza nell’avere o meno una mail è, secondo me, importante: se non ha un indirizzo mail riceve le notifiche solo quando accede al sito di Edmodo, se ha una sua mail riceve compiti, avvisi e note direttamente come posta elettronica ed ha quindi maggior controllo di quanto deve svolgere e studiare.
Fatta la registrazione lo studente può vedere tutto quello che l’insegnante pubblica, scaricare le dispense dalla libreria, svolgere i compiti e (questo forse non gli piacerà) consegnarli direttamente all’insegnante dal sito di Edmodo, quindi anche quando è a casa.
“Purtroppo” non si possono più dimenticare i compiti… anche se riusciranno comunque a inventarsi nuove scuse.

Conclusioni

Non è perfetto, è sicuramente migliorabile, ma è gratuito ed è un buon inizio per avvicinarsi ad una nuova modalità di comunicazione tra insegnante e studente.
Dimenticavo… per i più tecnologici esiste anche l’app per iPhone e iPad.

LA DISCALCULIA

fonte: d.s.a. esperienze di genitori /figli con difficoltà di apprendimento

La discalculia è una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
I simboli numerici sono quantitativamente inferiori rispetto a quelli alfabetici (10 cifre contro 21 lettere), ma complessa è la loro combinazione che si basa sul valore posizionale. Per molti bambini, infatti, non c’è differenza tra 15 e 51 oppure tra 316 e 631, in quanto essi, pur essendo in grado di denominare le singole cifre, non riescono ad attribuire significato alla loro posizione all’interno dell’intero numero.

Spesso alla base ci sono difficoltà di orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale che si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri ( il numero 9 viene confuso con il 6;  il numero 21 con il 12;  il 3 viene scritto al contrario così come altri numeri…).
Oltre a questo esistono coppie di numeri che hanno tra loro una lieve somiglianza, come ad esempio il numero 1 e il numero 7;  il 3 e l’8;  il 3 e il 5. Confondere queste cifre significa anche non attribuirle alla giusta quantità, per cui non è raro che anche semplici esercizi vengano svolti in modo errato. Chiediamoci allora: “Il soggetto non sa contare oppure non distingue adeguatamente i simboli numerici?”
Di solito è presente la capacità di numerare in senso progressivo, cioè di procedere da zero in poi (1-2-3-4-5…), ma non quella di numerare in senso regressivo, partendo cioè da una determinata cifra e andando indietro ( 6-5-4-3-2-1-0).

Un altro ostacolo che crea al soggetto situazioni di disagio è la difficoltà a memorizzare la tavola pitagorica con conseguente impossibilità ad eseguire correttamente moltiplicazioni e divisioni.

Anche alla base della discalculia ritroviamo carenze relative alle abilità percettivo-motorie, ma, non di rado, le difficoltà logico-matematiche sono attribuibili anche a una carenza di esperienze concrete. Fin dalla primissima infanzia il soggetto deve conoscere il mondo, manipolare gli oggetti, raggrupparli secondo criteri, costruire con essi strutture via via più complesse. Alla scuola materna e nel primo ciclo di scuola elementare queste esperienze continuano ad essere molto importanti, l’uso del materiale concreto (oggetti, immagini, blocchi logici, regoli in colore, multibase) è indispensabile per guidare il soggetto verso la conquista dei concetti fondamentali.
L’uso dei simboli, la memorizzazione delle regole esecutive e delle cosiddette “tabelline” vengono dopo e devono essere conquiste graduali e non meccanismi superficiali che tanto facilmente si dimenticano.
La discalculia è, quindi, una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.

Principali elementi di riconoscimento:

  • Difficoltà nel manipolare materiale per quantificare e stabilire relazioni
  • Difficoltà nella denominazione dei simboli matematici
  • Difficoltà nella lettura dei simboli matematici
  • Difficoltà nella scrittura di simboli matematici
  • Difficoltà a svolgere operazioni matematiche
  • Difficoltà nel cogliere nessi e relazioni matematiche

Abilità di base particolarmente compromesse

  • Lentezza nel processo di simbolizzazione
  • Difficoltà percettivo-motorie
  • Difficoltà prassiche
  • Dominanza laterale non adeguatamente acquisita
  • Difficoltà di organizzazione e di integrazione spazio-temporale
  • Difficoltà di memorizzazione
  • Difficoltà di esecuzione di consegne in sequenza

Per saperne di più

Registro elettronico: croce o delizia? Storia di un rinnovamento didattico …

Scritto il 26 settembre 2012 by Redazione Bricks

di Annalisa Boniello

Istituto Superiore Statale Pitagora – Pozzuoli – Napoli 

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Premessa

L’esperienza descritta parte dal 2009 nel mio Istituto quando la nuova dirigente, con mia grande gioia, decise di rinnovare la nostra scuola iniziando a inserire dovunque fosse possibile nuove tecnologie. Tale cambiamento non solo era rivolto alla didattica, ma anche agli aspetti della comunicazione e dei servizi amministrativi.
Tale rivoluzione, perché si deve definire così una operazione così radicale e a volte contrastata, non è stata effettuata però improvvisamente, ma gradualmente e forse questo è stato il vero punto di forza. 
Tutto il processo e gli sviluppi, ma soprattutto gli obiettivi che sono stati raggiunti sono da correlare con questa scelta di gradualità nell’introduzione del registro elettronico.

Il programma utilizzato per il registro elettronico è Scuolanet che si interfaccia ad Argo, programma di amministrazione didattica presente nelle scuole superiori.

 

Fig. 1. Area di accesso a Scuolanet

Organizzazione della formazione  sul registro elettronico

Inizialmente è stato necessario effettuare la formazione dei docenti, ma tale attività è stata organizzata in piccoli gruppi e la dirigente affidò alla Funzione Strumentale per il supporto ai docenti (cioè a me) la formazione. Il primo anno è stato difficile: preparai alcuni tutorial da distribuire ai docenti, sia digitali inviati via mail sia cartacei, ma alla fine dell’anno tutti erano riusciti ad utilizzare Scuolanet.

La funzionalità di Scuolanet, visibile anche nel sito http://www.scuolanet.it/, è semplice da apprendere, naturalmente il gap maggiore erano le competenze informatiche dei docenti. Chi veniva da scuole dove già si applicava tale metodologia e aveva tali competenze non aveva problemi. La prima soluzione è stata la peer education  e la creazione di una comunità di pratica che pian piano ha prodotto ad oggi l’autonomia di tutti i docenti dell’istituto nell’utilizzo di Scuolanet. 
Inoltre c’è una regola: quando arrivano docenti nuovi, immediatamente i docenti già esperti aiutano i nuovi arrivati a entrare nel meccanismo. Si è creata velocemente una rete per aiutare i newbie, i nuovi arrivati, e ciò ha eliminato lo step iniziale di difficoltà di accesso al sistema.

Funzionalità: la bacheca dei docenti e l’area pubblica

All’interno del sistema Scuolanet è presente un menù con:

  • una bacheca docenti,
  • una bacheca per la classe,
  • un’area di gestione delle classi con registro personale e tabellone dei voti,
  • un’area per i libri di testo.

L’accesso può essere effettuato con username e password generati dal sistema (figura 1), ma modificabili nell’area personale. Il sistema si interfaccia con Argo e quindi con l’elenco dei docenti, con le classi e alunni e con i genitori degli alunni.

Esiste anche un’area pubblica che abbiamo utilizzato per i libri di testo, ma aperta a tutti. Nell’area pubblica possono anche essere inseriti a scelta della scuola: 

  • bacheca della scuola;
  • biblioteca scolastica;
  • orario delle lezioni delle classi;
  • Piano Offerta Formativa;
  • Programma Annuale. 

I punti di forza del sistema sono la bacheca dei docenti e la possibilità dello scrutinio elettronico. Attraverso la bacheca docenti è stata creata un’area repository di progetti, materiali e documenti utili come format di verbali, programmazioni e progetti. Si tratta di un’area riservata ai docenti dove ognuno può caricare un messaggio con i relativi allegati. 
Questa area è molto utile ai docenti che nel tempo hanno potuto recuperare materiale che credevano perduto come vecchi format di verbali o progetti. 
Nelle scuole italiane c’è bisogno di simili aree di condivisione perché perdiamo spesso materiali prodotti o utili per tutti. Non siamo abituati a conservare materiali didattici o a documentare. Tale area ha invece sviluppato in tutti il desiderio e la possibilità di documentare e condividere.

Finalmente il registro elettronico … niente più carta? O quasi …

Per utilizzare il registro elettronico in classe è necessaria la connessione e un computer per il docente. La connessione può essere privata, cioè accessibile solo al singolo docente, ma se la scuola ha una connessione wireless molti più docenti sono incentivati ad utilizzare il computer in classe e il registro elettronico. Attualmente nella mia scuola abbiamo il wireless che copre tutto l’istituto e ogni docente ha il proprio accesso, questo ha incentivato alcuni a sperimentare il registro elettronico e a portare in classe il proprio computer. Vi è stata anche  una ricaduta sulla didattica perché ha spinto verso un maggior utilizzo delle nuove tecnologie in classe. Il computer è stato utilizzato oltre che per il registro anche per altre applicazioni didattiche.

Un problema rilevato da alcuni docenti è stato: può il registro elettronico sostituire quello cartaceo? Ne abbiamo discusso e abbiamo ipotizzato due differenti soluzioni: una stampa mensile con i voti del registro elettronico da inserire nel cartaceo firmata e timbrata o l’abbandono del cartaceo classico a favore della stampa mensile solo della pagina del registro elettronico da consegnare poi a fine anno timbrato e firmato. Queste opzioni però non sono state ancora attuate se non in un solo caso: la stampa dei giudizi sintetici e finali. In tale caso molti docenti hanno stampato e incollato sul cartaceo i giudizi sintetici elaborati nel registro elettronico. 
Una delle opzioni che qualche docente ha provato ad utilizzare è stata la possibilità di inviare comunicazioni alle famiglie via mail (previa autorizzazione delle stesse). Tale opzione permette una comunicazione più efficace e immediata con le famiglie.

Utilità per le famiglie

La parte interessante del sistema è il coinvolgimento delle famiglie, la visibilità continua da parte dei genitori del rendimento dei figli a scuola e del loro comportamento, in passato demandato ai pochi momenti di incontri scuola-famiglia. I genitori possono accedere attraverso username e password al sistema e vedere i voti e le assenze del figlio, questo però solo se il docente rende visibili tali dati. 
Attualmente abbiamo sperimentato solo la comunicazione attraverso sms o e-mail alle famiglie relativamente alle assenze del proprio figlio. La ricaduta è stata ottima in quanto i ragazzi sentendosi in parte controllati hanno ridotto una parte delle assenze. I genitori, invece, si sono sentiti più coinvolti all’interno dell’Istituto.

Utilità dello scrutinio elettronico per il Consiglio di Classe

Credo che il punto di forza maggiore del sistema sia la possibilità di effettuare uno scrutinio elettronico diminuendo il tempo da dedicare al cartaceo e investendolo  in approfondimenti sulla didattica in classe. 
I docenti prima dei consigli di classe caricano nella propria area di Scuolanet i dati: voti, assenze e giudizi sintetici. 

 

Fig. 2 – Logo di Scuolanet

Si accede a Scuolanet dal sito della scuola dove è presente il logo di Scuolanet (figura 2). Il coordinatore di classe ha più funzionalità in quanto può visionare il tabellone generale di tutti i voti e visualizzare le statistiche relative alle assenze e permessi degli alunni della classe.
Durante il Consiglio di Classe, il coordinatore può inserire attraverso Scuolanet la condotta,  deliberata dal C.d.C., far elaborare la media dei voti al sistema e inserire il credito scolastico. Il tabellone dei voti virtuale salvato in Scuolanet si salva anche in Argo, in tal modo la segreteria didattica stampa il tabellone definitivo che viene firmato e pubblicato all’albo della scuola. 
Una funzione utile è la elaborazione dei giudizi finali per gli alunni delle quinte classi per l’esame di stato. All’interno del sistema è possibile elaborarli facilmente con una griglia di opzioni già predisposte impostata sulle competenze.

Utilizzare un sistema elettronico permette di evitare errori di copia che avvenivano con il vecchio sistema solo cartaceo. Inoltre il tempo dedicato al consiglio di classe è speso più efficacemente e un docente può con maggiore serenità inserire i voti da casa, ponderandoli con più calma di quanto può essere effettuato a scuola. 
Sicuramente c’è un minore utilizzo di carta e quindi anche l’aspetto legato alla salvaguardia dell’ambiente è preso in considerazione.

Fig. 3 – Punti di forza e punti di debolezza

I punti di debolezza

I punti di debolezza (figura 3) sono principalmente legati all’utilizzo delle nuove tecnologie. Dipendono da due aspetti:

  • ●utilizzatori poco esperti o poco propensi ad utilizzare le nuove tecnologie,
  • ●problemi tecnici.

Nel primo caso è necessaria un’opera iniziale di informazione e di formazione efficace mettendo in primo piano i punti di forza del sistema. 

Inoltre è importante la gradualità: non imporre immediatamente il cambiamento ma pian piano dando un supporto efficace a tutti i docenti. 

Nel secondo caso poiché il sistema del registro elettronico può essere utilizzato solo in presenza di una connessione stabile sia a scuola che a casa e di computer a disposizione dei docenti, potrà capitare un giorno che durante gli scrutini manchi la connessione, ma questo problema si risolve facilmente  caricando i voti direttamente in Argo nella segreteria didattica. Inoltre i docenti devono avere a scuola la possibilità di accedere a computer per inserire i voti durante la settimana precedente ai consigli di classe.

Si è tentato in alcuni casi di proiettare i voti durante il Consiglio di Classe, ma per la scarsa visibilità è preferibile visualizzarli direttamente sullo schermo dei computer. 

Conclusioni

Scuolanet ha permesso di svolgere online e a casa una parte del lavoro necessario per effettuare gli scrutini, ha permesso di comunicare, ha permesso ad ogni docente una evoluzione tecnologica e anche un miglioramento personale nella condivisione e collaborazione con gli altri docenti. 

Principalmente ha sviluppato la condivisione di metodi e strumenti e una riflessione critica degli stessi. 

Lo strumento ha anche migliorato il rapporto di alcuni docenti con le nuove tecnologie che credevano lontane da loro e non accessibili  e ci ha spinti a collaborare. Si può dire in questo caso che si è attuata la pratica del learning by doing raggiungendo ottimi risultati. Adesso nessuno, anche chi inizialmente ne aveva un po’ timore, vorrebbe tornare al passato.

REGISTRO ELETTRONICO OPEN SOURCE