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Ci sono molte crepe dalle quali possono facilmente fuoriuscire informazioni personali: le chat (incluse le varie messaggerie e le altre forme di contatti diretti), oppure le pagine del web con moduli che servono ad iscriversi a qualcosa, a ricevere servizi o pseudo-regali o a fare sondaggi. Solo per citarne due.

Ce ne sono anche altre ma interessano meno i giovanissimi. Informazioni riservate possono essere carpite anche con la posta elettronica, ma si suppone che si arrivi a scambiare posta solo con persone che già hanno superato l'esame di affidabilità.

Secondo alcuni dei decaloghi che si trovano in rete, non si deve dare neanche il nome di battesimo, punto e basta. Io sarei meno drastico. Penso che il divieto totale sia una regola applicabile solo in alcuni casi. Applicarlo alle chat, se ad esempio avete deciso di lasciarli chattare, è impossibile. I ragazzi si cercano in chat proprio per scambiarsi informazioni su di loro e per parlare delle loro vite. Tanto varrebbe proibire del tutto di chattare. Opzione che comunque non va esclusa a priori.

Un compromesso ragionevole consiste nell'insegnare ai vostri figli quali informazioni possono essere date, quali no e quali possono essere date con cautela.

Non si forniscono informazioni personali senza l'autorizzazione dei genitori, i quali prima di darla, dovranno indagare a fondo. Se si tratta di persone conosciute in chat, sarebbe opportuno che il genitore assistesse prima a qualche sessione di chat.

Se vostro figlio vi chiede di poter dare informazioni personali ad un coetaneo che ha incontrato in chat, o se vi chiede di poterlo incontrare o di stabilire contatti telefonici, ditegli che prima volete parlare anche voi con questa persona. Un messaggio del tipo "Ciao sono il papà (o la mamma) di Giovanna2005 (mettiamo che questo sia il nick, cioè il sopranome di vostra figlia in quella chat), Giovanna mi ha parlato di te volevo salutarti e conoscerti", dovrebbe essere sufficiente a scoraggiare la maggior parte dei male intenzionati.

Tra le informazioni da non dare:

    cognomi, il proprio e quello di qualsiasi altra persona (insegnanti, vicini, allenatore, parroco...);
    il proprio nome di battesimo si  può dare, ma quello dei familiari è meglio di no;
    indirizzi di casa, scuola o anche posta elettronica;
    numeri di telefono;
    orari di qualsiasi familiare e di qualsiasi attività (scuola, lavoro genitori impegni sportivi o socio-ricreativi);
    informazioni sul livello economico, dirette o indirette (che macchina si ha, se la madre ha gioielli, di quante stanze si compone l'abitazione, se avete la seconda casa, e naturalmente reddito familiare);
    informazioni sulla zona in cui si abita (in campagna, isolata, in condominio, in periferia, vicini cordiali o che si fanno i fatti propri);
    informazioni dettagliate sulla composizione della famiglia (genitori e fratelli vabbe', ma se cominciano a chiedere di nonni, zii ed altre persone la cosa è sospetta);
    fotografie di sé o dei familiari o della propria abitazione, della scuola e via dicendo;
    informazioni sui vicini e sul vicinato in generale.


Altre informazioni da dare con cautela, in maniera generica o a determinate condizioni.

    Il posto geografico in cui si abita. Se è una grande città, va dato solo il nome della questa, senza specificare il quartiere, se è un posto piccolo, può essere indicata genericamente la zona "vicino a...", "dalle parti di..."
    Della scuola frequentata si possono comunicare solo l'ordine e la classe, mai il nome (esempio: "scuola media", e non "Scuola media di Gioia del Colle" o "Scuola elementare 'De Amicis' ".
    Altre informazioni sulla famiglia. Ad esempio sul lavoro dei genitori va definito in termini generali (impiegato, lavora in proprio, lavora in ospedale). Lo stesso per le vacanze: "Andiamo al mare". Non occorre comunicare né in che periodo né se tutti insieme o se resta qualcuno a casa.
    Meglio restare il più possibile su generico anche per tutte le altre attività. Va bene: "Faccio calcio in una squadra che c'è da queste parti" oppure "Mi sono piazzato bene in una gara regionale di nuoto". Non è opportuno dare i nomi delle squadre, o dire "Sono arrivato secondo ai campionati regionali di nuoto del Veneto di quest'anno".
    Possono essere date con una certa tranquillità informazioni sui propri gusti, interessi, passatempi, stati d'animo, rapporti con gli amici.


Insegnate a vostro figlio che nelle conversazioni in chat non occorre arrampicarsi sugli specchi per riuscire a non dare informazioni. E' sufficiente dire (scrivere): "Questa è un'informazione che non può essere data in chat".

C'è una particolare categoria di informazioni che potete autorizzare a dare, anche se magari sono vere solo parzialmente e persino se non lo sono affatto.

Sono quelle informazioni che possono avere effetto deterrente sui male intenzionati: "Io racconto sempre tutto ai miei genitori", "Mia madre è la mia migliore amica", "Ti secca se mentre chattiamo mio nonno guarda quello che scriviamo?".

Lasciate pure che esageri: "Mio padre è un agente della Polizia postale" oppure "In giardino abbiamo un  piccolo allevamento di rottweiler. Non ci costa nulla... Si procurano il cibo da soli."