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Megavideo

MEGAVIDEO ANONYMOUS – Anonymous riapre Megavideo. Centinaia di migliaia di utenti erano in crisi dopo la notizia della chiusura di Megavideo e Megaupload ma ora possono tirare un sospiro di sollievo, almeno fino al prossimo blocco, che a questo punto sembra preannunciato. L’azione di blocco era stata voluta dagli agenti federali della Virginia che oltre alla chiusura di 18 domini del sito di filesharing, dietro richiesta da parte del Dipartimento di Giustizia, hanno fatto arrestare in Nuova Zelanda, Kim Schmitz, alias Kim Dotcom, ossia il fondatore del sito stesso con l’accusa di aver fatto perdere all’industria dell’intrattenimento una perdita pari a 500 milioni di dollari e di aver inoltre provocato con ‘operazioni criminali’ 175 milioni di dollari di danno.

L’uomo ad oggi rischia 50 anni ma a quanto pare tra i suoi sostenitori ci sono dei potenti e cioè il gruppo Anonymous che non ha perso tempo nel dichiarare guerra al Dipartimento di Giustizia americano oltre a molte organizzazioni ed etichette discografiche quali ad esempio l’Universal Records o la Record Industry Association of America, attaccandone il sito internet. Oltre alle azioni di hackeraggio il gruppo ha anche istituito un nuovo sito internet di Megaupload in seguito al ripristino del backup del network e poi diffuso la notizia attraverso il suo account Twitter. Il nuovo indirizzo da digitare sul motore di ricerca è per il momento megavideo.biz.

Per quanto riguarda le sorti giudiziarie di Schmitz invece sembrano essere in mani sicure, infatti il suo legale è Ira Rothken, uomo conosciuto nel settore per aver difeso i gestori di numerose piattaforme legate alle accuse di violazione del copyright.
In merito lo stesso avvocato ha spiegato che “il governo ha buttato giù una delle più grandi piattaforme di hosting nel mondo e l’ha fatto senza offrire a Megaupload la possibilità di difendersi in aula”. Per Rothken, le accuse rivolte sarebbero analoghe a quelle mosse da Viacom contro YouTube. “Ed era una causa civile e YouTube vinse“.
Intanto Kim Dotcom vedrà presto il suo trasferimento negli Usa e dovrà fare i conti con le accuse di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e violazione di proprietà intellettuale. Nessuna cauzione è prevista.

La vera guerra è iniziata solo ora ma a seguirla saranno davvero migliaia di persone.

Luca Bagaglini

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