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Negli ultimi mesi colpiti 800 mila computer in tutto il Mondo

Il nome del virus e' Ramnit



Roma- In queste ore sugli utenti di uno dei social network più amati al Mondo incombe un terribile pericolo.

Una nuova minaccia informatica, chiamata Ramnit, avrebbe infettato, secondo i dati dell'azienda di sicurezza informatica Securalert, 800mila computer solo negli ultimi mesi del 2011.

La pericolosità di questo malware sta non solo nella sua capacità di riprodursi e colpire (potenzialmente) tutti gli utenti di Facebook, ma soprattutto nell'abilità con cui si inserisce nella privacy dell'utente scippandogli la password, spesso la stessa per molti servizi online (Facebook, e-mail, eccetera): in questo modo i "ladri di dati" vengono facilmente in possesso dei nostri dati personali, riuscendo ad arrivare alle reti aziendali e perfino a conti bancari e carte di credito.

Ecco il meccanismo che porta alla contrazione del virus: il primo utente clicca su una foto, o un video, o un link che gli sembra interessante (ad esempio: "guarda questa foto", "guarda questo video", spesso con contenuto hot, ma non necessariamente), il clic porta il malware a diffondersi tra tutti i suoi contatti online, tra cui ce n'è sempre almeno uno che clicca sul link, per un circolo vizioso potenzialmente infinito. 

E' quindi imossibile, per un utente Facebook, sfuggire alla contrazione del virus?
Assolutamente no. Salvare il proprio pc da una simile minaccia è più semplice di quanto non si creda.
Il consiglio degli esperti, e anche il nostro, è sempre quello di evitare di cliccare su foto, video e articoli "sospetti", chiedendo sempre al nostro amico di Facebook, spesso ignaro di aver contratto il "virus", di cosa si tratti.

Gmail

Google punta nuovamente il dito contro la Cina: centinaia di caselle Gmail sarebbero state violate riuscendo ad avere accesso ai contenuti ivi archiviati e potendo così carpire molti segreti dei diretti interessati. Ma due fattori rendono questo attacco particolarmente grave: innanzitutto sono attacchi mirati, aventi obiettivi specifici su persone specifiche; inoltre sono attacchi provenienti dalla Cina, il che impone riflessioni e considerazioni ulteriori sulla scia di quanto successo già in passato.

L’attacco trae origine da Jinan, della provincia di Shandong nella Cina orientale. Ad essere presi di mira vi sarebbero responsabili del Governo USA, attivisti politici cinesi, alti responsabili di alcune nazioni asiatiche (soprattutto Corea del Sud), personale militare e giornalisti: lo schema di phishing messo in atto attenta al possesso delle password con cui accedere alle caselle di posta (all’interno delle quali venivano peraltro modificate anche le impostazioni per il forward delle email, potendo così monitorare con maggior efficacia nel tempo le attività comunicative poste in essere). Una volta identificato lo schema truffaldino, Google sarebbe intervenuto a tutela degli utenti nel mirino rendendo quindi pubblico l’accaduto.

L’email truffaldina era composta da una normale email contenente un fantomatico allegato. In realtà l’allegato no è presente, ma un link “view download” ne simula la presenza. Al click vengono raccolti i dati personali dell’utente, il quale li consegna così inconsciamente direttamente nelle mani dei malintenzionati.

Google spiega di aver notificato il problema ai diretti responsabili e di poter assicurare che l’attacco non è avvenuto a causa di una vulnerabilità del sistema, ma soltanto un tentativo di phishing particolarmente mirato e pericoloso. Il gruppo raccomanda inoltre l’uso di password complesse e l’adozione dei sistemi di protezione che il gruppo mette a disposizione per evitare di cadere in futuro nei tentativi di forzatura provenienti da malintenzionati.

La Cina, da parte sua, respinge ogni accusa e si professa vittima, anziché responsabile, dell’attacco. Ma l’inimicizia tra le parti è destinata ad esacerbarsi: Google ha già abbandonato da tempo i rapporti diretti con la Cina a causa di attacchi del passato e dell’ostruzionismo che il paese orientale ha messo in opera nei confronti dei servizi di Mountain View. Il nuovo attacco subito e la pubblica accusa diramata non potranno che alzare il tono della sfida, nella quale sarà presumibilmente coinvolto anche il Governo USA non solo in qualità di entità sotto attacco, ma anche a tutela dei propri cittadini e della propria azienda (non ché in difesa di una più generale necessaria tutela della privacy e del diritto di espressione a livello internazionale).

Un ulteriore indizio sembra peraltro correlare inequivocabilmente gli attacchi odierni a quelli del passato: in precedenza, infatti, le investigazioni avevano puntato il dito contro una specifica università da cui sarebbero partite le offensive. Trattavasi della Lanxiang Vocational School, la cui sede è proprio a Jinan, luogo da cui sarebbero partiti gli attacchi degli ultimi giorni. E difficilmente la cosa sarà considerata una semplice coincidenza.

Fonte: Google
Via Reuters
Immagine: Gmail

 
 
Il malware che ha attaccato i computer Mac è conosciuto con una varietà di nomi, tra cui "Mac Defender", "MacProtector", "Mac Security", "Apple Security", e "Apple Security Center".

Vediamo insieme una procedura chiara e semplice per la rimozione:
  1. In Safari sotto la voce "Preferenze", nella parte inferiore della scheda "Generale" (la prima scheda), deseleziona "Apri file sicuri". Questo consentirà di evitare l'avvio automatico da parte di Safari di minacce come MacDefender dopo il download.
  2. Apri "Activity Monitor" (nella cartella Utility all'interno delle applicazioni)
  3. Trova "MacDefender" (o qualsiasi altro nome con cui il malware viene chiamato, MacProtector, MacSecurity, etc)
  4. Evidenziarlo quindi fare clic su "Esci dal processo" che si presenta come un grande segno di stop rosso in alto a destra.
  5. Dalle preferenze di sistema, alla voce account, con il "-" togli MacDefender dai programmi che partiranno all'avvio. Quindi, passare alla cartella Applicazioni, trovare il programma, trascinarlo nel cestino, quindi svuotare il cestino.

 

Sky ribalta la decisione di trasmettere il canale di Al Gore e si appresta a cancellare il solo canale di Informazione Indipendente in Italia

Dal 2008 Current lavora per portare in TV quello che gli altri nascondono.

Per costruire servizi che arrivano dove gli altri non vanno.

Per dare ai propri telespettatori un'informazione varia e senza censura, perché conoscere la verità è l'unica via per formarsi un'opinione propria.

Dal 2008 Current è l'unico canale veramente indipendente in Italia.

A maggio del 2011 vogliono toglierti il diritto all'informazione indipendente. Vogliono oscurare Current.

Vogliamo fermarli.

Se lo vuoi anche tu, puoi fare la tua parte. Puoi scrivere direttamente a SKY chiedendo di non chiudere Current all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Amministratore Delegato di Sky Italia. Segui gli aggiornamenti su facebook.com/currentitalia e twitter (#salviamocurrent).

Tutti insieme, SALVIAMO CURRENT.

http://nocensura.current.com/

http://current.com/

La divisione italiana dell'emittente televisiva fondata di Al Gore chiuderà entro l'estate. La decisione arriva dal management di Sky Italia, che al momento non commenta. Sotto accusa la gestione ideologica della piattaforma

Roma - L'Italia doveva essere il trampolino di lancio in Europa per Current TV. Ma ora, il canale televisivo fondato da Al Gore rischia di chiudere i battenti all'interno dei confini nazionali. Succederà entro l'estate, a meno che Sky non torni sulle proprie decisioni.

"Sky ribalta la decisione di trasmettere il canale di Al Gore e si appresta a cancellare il solo canale di Informazione Indipendente in Italia": è un messaggio dai toni preoccupati quello che compare sul sito internet di Current Italia. La notizia arriva dopo che l'azienda di Rupert Murdoch ha comunicato mediante notifica la volontà di cancellare il canale dal proprio bouquet. Una decisione improvvisa e inaspettata secondo la dirigenza, formulata dopo tre anni segnati da diversi successi mediatici.

Il chiacchiericcio generato in Rete è fortissimo. Il gruppo aperto su Facebook "Salviamo Current" conta, al momento, quasi 1400 "I like" dopo poche ore vita. I feed fluiscono senza sosta. Al Gore, co-fondatore e chairman del canale, è volato a Roma per prendere parte in prima persona a quella che si preannuncia una battaglia serrata dal duplice significato: lo scontro ai vertici tra lo stesso Gore e Rupert Murdoch, la contrapposizione tra un giornalismo che si professa d'inchiesta e un altro etichettato come "asservito".

Secondo la dirigenza del canale non si tratterebbe di una decisione di business, dal momento che nell'ultimo triennio la crescita registrata è stata pari al 270 per cento di share in day time e del 550 per cento in prime time, raggiungendo un terzo dell'intera audience di Sky ogni settimana.

In un'intervista al Guardian, Al Gore ha preannunciato la decisione di Sky Italia motivandola con l'assunzione di Keith Olbermann, giornalista di sinistra ora in forze presso Current USA, il quale non ha mai risparmiato critiche aspre nei confronti di Murdoch. Secondo Gore, dunque, la scelta di chiudere Current TV in Italia risponderebbe alla gestione ideologica degli affari da parte di News Corporation. Il problema sarebbe, dunque, la presenza di un sistema televisivo satellitare totalmente di proprietà e controllo di un'unica azienda, così come evidenziato anche da Joel Hyatt, co-fondatore e vicepresidente dell'emittente.

Si è concluso da poco un incontro riservato tra il team di Current Tv Italia, Al Gore e una platea ristretta di blogger italiani. Il primo passo della campagna di mobilitazione sarà una petizione per impedire l'oscuramento delle frequenze, prevista per la fine di maggio.

Cristina Sciannamblo

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