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Gli OEM non possono più preinstallare Xp neppure sui netbook. Fine di un era e spazio a Seven.

A partire da questa settimana i produttori OEM non potranno più preinstallare Windows Xp su nessuna configurazione hardware. Si tratta dell'ultima fase della progressiva dismissione attuata da Microsoft per il suo sistema operativo più longevo che già da diversi tempo era disponibile solo in abbinamento a netbook e nettop. Su questi prodotti il ruolo di sistema operativo d'ingresso diventa ora una esclusiva di Windows 7 Starter Edition.

Si tratta in qualche modo della fine di un era per quello che si è rivelato il sistema Windows più apprezzato della storia Microsoft capace di resistere all'uscita sul mercato di Vista e di mantenere solide quote di mercato anche in presenza del più recente Windows 7. Proprio gli utenti che sceglieranno una delle "versioni top" di Seven avranno ancora la possibilità di “riportare in vita” Windows Xp grazie all'opzione di downgrade che Microsoft sembra intenzionata a garantire per molti anni ancora.

Presentato nel 2001, Windows Xp ha unificato le due linee di sistemi operativi precedentemente sviluppate in parallelo da Microsoft andando a sostituire sia Windows Me (ultimo erede della famiglia basata sul DOS) che Windows 2000 (della serie professionale NT).

Un articolo di: Michele Costanzo del 26/10/2010

 

A rivelarlo un'inchiesta del Wall Street Journal: tutte le principali applicazioni avrebbero inviato a società terze i numeri unici relativi ad ogni profilo. Milioni di profili svelati, anche quelli più protetti

Roma - Si tratta di un'inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza del social network più popoloso del web, Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell'advertising. È stato il Wall Street Journal a parlare dell'ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu, a coinvolgere in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille.


Tutte le app presenti nella classifica delle più usate su Facebook avrebbero in sostanza inviato informazioni personali verso un gruppo di almeno 25 società terze, tutte specializzate in pubblicità e raccolta dei dati per la profilazione mirata all'advertising. Società che avrebbero rastrellato a mezzo app una gigantesca serie di dati, in specie quello che viene chiamato Facebook ID. Ovvero quel numero unico che viene assegnato dal sito in blu a ciascuno dei profili registrati.

Un dato attualmente non protetto dal social network, che può tranquillamente essere associato anche a quelle identità in blu più attente alla propria privacy. A partire dai numeri unici, le 25 società avrebbero avuto accesso ad informazioni basilari degli utenti come residenza e occupazione, ma anche a liste di amici. Alcune delle top ten applications avrebbero permesso all'advertising di avere ulteriore accesso ai dati relativi alle amicizie di uno qualunque degli attuali giocatori di FarmVille.

Roma - Si tratta di un'inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza del social network più popoloso del web, Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell'advertising. È stato il Wall Street Journal a parlare dell'ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu, a coinvolgere in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille.

Tutte le app presenti nella classifica delle più usate su Facebook avrebbero in sostanza inviato informazioni personali verso un gruppo di almeno 25 società terze, tutte specializzate in pubblicità e raccolta dei dati per la profilazione mirata all'advertising. Società che avrebbero rastrellato a mezzo app una gigantesca serie di dati, in specie quello che viene chiamato Facebook ID. Ovvero quel numero unico che viene assegnato dal sito in blu a ciascuno dei profili registrati.

Un dato attualmente non protetto dal social network, che può tranquillamente essere associato anche a quelle identità in blu più attente alla propria privacy. A partire dai numeri unici, le 25 società avrebbero avuto accesso ad informazioni basilari degli utenti come residenza e occupazione, ma anche a liste di amici. Alcune delle top ten applications avrebbero permesso all'advertising di avere ulteriore accesso ai dati relativi alle amicizie di uno qualunque degli attuali giocatori di FarmVille.Mica pochi. Sempre secondo l'articolo del Wall Street Journal, sarebbero quasi 60 milioni gli utenti di Facebook improvvisatisi agricoltori e allevatori di bestiame. Al terzo posto della top ten, il gioco di poker sviluppato da Zynga Texas HoldEm (36,3 milioni di utenti); al settimo posto il popolare Mafia Wars con 21,9 milioni di utenti. E tutte le applicazioni della classifica avrebbero inviato i numeri unici a società di tracciamento e profilazione dei netizen per scopi pubblicitari.

C'è chi ha subito negato, almeno sull'intenzionalità delle trasmissioni. Ad esempio il vicepresidente di RapLeaf, società coinvolta nell'inchiesta del WSJ, che ha sottolineato come l'invio dei dati da parte delle app sia stato del tutto involontario. Un portavoce di Facebook ha spiegato come la sua azienda abbia adottato le misure necessarie per limitare lo sfruttamento dei dati da parte di società terze come RapLeaf.

Pare infatti che gli alti vertici del sito in blu abbiano già messo al bando alcune delle applicazioni spifferone, tra cui quelle sviluppate dalla società di San Francisco LOLapps Media. Gli utenti di app come Gift Creator e Quiz Creator sono stati reindirizzati verso la pagina principale di Facebook. Lo stesso portavoce ha parlato di violazione dei termini d'uso della piattaforma social.

Quella del WSJ non rappresenta il primo campanello d'allarme per la privacy di milioni di utenti in blu. Una lettera aperta di Electronic Frontier Foundation (EFF) aveva già pregato il CEO Mark Zuckerberg di risolvere al più presto quello che era stato definito app gap. Possibilmente dando ai suoi utenti la possibilità di scegliere quali applicazioni possano avere accesso ai dati personali.

Un precedente studio statunitense aveva poi puntato il dito contro le principali piattaforme social del web: i nomi utente o ID number sarebbero stati visualizzati dall'advertising al momento del click su uno spazio pubblicitario online. Tra le società coinvolte c'erano Google DoubleClick e Yahoo! RightMedia.


fonte http://punto-informatico.it

Mauro Vecchio

 

Nonostante sia passato piu di un anno dal lancio di Windows 7, e nonostante quest’ultimo sia in costante crescita, come dimostrato da numerose statistiche, molti utenti di Windows resistono ancora all’aggiornamento all’ultimo sistema operativo Microsoft.

E così, sebbene Windows XP sia passato dal 70.48% al 60.03% delle quote a livello globale, mantiene comunque un rassicurante 66% tra gli utenti che usano Windows. Una cifra che risulta ancora impressionante se consideriamo due fattori: l’età di Windows XP, ovvero circa 9 anni, e le quote di Windows Vista, che non hanno mai superato il 20.35% da quando è stato lanciato sul mercato.

Windows XP perde circa un punto percentuale ogni mese. Ma di questo passo Windows XP potrà tranquillamente festeggiare il suo decimo anniversario rimanendo in testa ai sistemi operativi più usati.

Non ha aiutato il successo di Windows 7, né il flop di Windows Vista: sembra che gli utenti siano radicalmente affezionati ad XP, non avvertendo la necessità di un cambiamento tecnologico.

D’altra parte, oggi, passare a Windows 7 significa, nella maggior parte dei casi, anche acquistare un nuovo PC, spesa che probabilmente non tutti vogliono affrontare. C’è anche chi ha suggerito che Microsoft dovrebbe rilasciare Windows 7 gratuitamente, considerandolo una specie di grande Service Pack.

 

Facebook non mette solo a rischio la privacy. Alcuni suoi social game possono essere facilmente usati da cyber criminali. Farmville, utilizzata da 70milioni di persone, per esempio, veniva sfruttata da alcuni truffatori che incoraggiavano i giocatori a sottoscrivere contratti di telefonia mobile o altro in cambio di ‘crediti’.

farmville


I social games sono molto conosciuti e usati nelle comunità del web. Circa 200 milioni di utenti ogni mese giocano su Facebook. Per questo, la Kaspersky Lab, la più grande società produttrice di antivirus in Europa, sta divulgando consigli pratici per difendersi da utenti senza scrupoli. Ricorda di spendere soldi non virtuali sono su siti affidabili, di cancellare email che offro buoni sconto per il gioco online, non accettare da terzi applicazioni che garantiscono possibilità di successo nei social games. In particolare, per Facebook, la Kaspersky Lab consiglia agli utenti di controllare le impostazioni di protezione dei dati: bisogna fornire solo le informazioni essenziali. Altro avviso: controllare l’identità dei propri amici, qualcuno potrebbe essere, in realtà, un hacker. Le email inviate attraverso Facebook potrebbero contenere un virus. Secondo Kaspersky Lab è quindi meglio evitare link che promettono foto o video bellissimi.
I cybercriminali arrivano persino a rubare l’identità scoprendo la password degli account registrati o ricreando profili di utenti per ricattare le loro vittime. Molte persone sono state costrette a pagare grosse somme di denaro per evitare danni alla propria reputazione, magari pubblicando immagini poco convenienti.

Social network sì, ma nel modo giusto!

 

Uno strumento facile da usare per controllare quanto è a rischio

la nostra privacy a causa delle informazioni pubblicate su Facebook

Si fa un gran parlare dei problemi di privacy legati a Facebook: i controlli di riservatezza offerti dal sito di social networking, infatti, hanno mostrato evidenti lacune. Invece di preoccuparsi e basta, vi proponiamo una soluzione pratica al problema, ovvero un metodo facile per essere sicuri che il propri dati personali su Facebook sono effettivamente protetti. Certo, potreste anche andare a scavare tra le più di 170 opzioni di privacy disperse in una dozzina di pagine differenti, ma anche così rischierete di perdervi qualcosa di importante nel labirinto virtuale creato da Facebook. Oggi c'è un metodo migliore: uno strumento pratico e immediato per garantire la privacy del vostro profilo su Facebook.


Questo tool si chiama Facebook Privacy Scanner e il suo nome dice già molto di quello che fa. Il suo uso è semplice: andate alla pagina ReclaimPrivacy.org e cercate il link che recita "Scan for Privacy". Aggiungete quel link ai segnalibri del vostro browser, trascinandolo sulla barra di segnalibri o cliccando con il tasto destro e selezionando la relativa opzione. Ora andate su Facebook, loggatevi nel vostro account e poi aprite il link memorizzato tra i segnalibri. A quel punto si aprirà la schermata dello scanner di ReclaimPrivacy sopra alla finestra di Facebook.

Dopo pochi secondi, ReclaimPrivacy analizzerà sei aree di potenziali problemi di privacy e vi farà sapere con chiare indicazioni qual è la vostra situazione. ReclaimPrivacy analizza tra l'altro i controlli sulle informazioni personali e le impostazioni sulla personalizzazione istantanea. Controlla anche le impostazioni che consentono ai vostri amici di condividere inavvertitamente le vostre informazioni senza che voi ne siate a conoscenza.
Per ogni area, ReclaimPrivacy restituisce una valutazione verde (ok), gialla (attenzione) o rossa (non sicuro). Nei casi di valutazione gialla o rossa, vi fornisce anche il link ai passi necessari per eliminare il problema, senza che dobbiate perdere tempo a cercare le impostazioni giuste. Tenendo conto di tutte le informazioni personali imbarazzanti che circolano su Internet a causa dei dati condivisi da Facebook, questo strumento si può dimostrare davvero utile.



Attenzione: al momento in cui scriviamo, gli sviluppatori di Facebook Privacy Scanner segnalano qualche problema di compatibilità con Firefox, quindi consigliano per ora di effettuare il controllo da altri browser, come Internet Explorer, Safari o Chrome.

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