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Da circa una settimana a fare compagnia alle e-mail di spam che pubblicizzano Viagra si sono aggiunte le e-mail di Badoo. Si tratta teoricamente di un social network, ovvero di un sito che ci permette di fare nuove conoscenze. Badoo non è però molto corretto nei confronti dei suoi iscritti.

Per iscriversi, come un social network che si rispetti, si può ricevere un invito da un nostro amico iscritto al servizio, anche se ci si può registrare senza invito. L’e-mail per iscriversi al servizio ha sempre la stessa forma e presenta il nome dell’amico che ci ha invitato.

Ciao!

Dai un’occhiata alla mia nuova pagina…

Unisciti anche tu per avere le stesse possibilità e rimanere sempre in contatto… ho già pensato a te, devi solo confermare… poi dimmi cosa ne pensi ;)

Se si clicca sull’indirizzo proposto nell’e-mail, si apre il modulo per registrarsi e riceviamo un’ulteriore e-mail con oggetto Hai 2 messaggi da leggere!. Si tratta soltanto di una e-mail civetta per suscitare la nostra curiosità e spingerci ad iscriverci: se non siamo ancora iscritti, è impensabile che qualcuno ci abbia già mandato un messaggio!

Come però hanno notato altri blogger, le “stranezze” di Badoo non finiscono qua. Se si fa click sulla voce I Tuoi Contatti , vi è la possibilità di invitare ad iscriversi gli amici che abbiamo su Google Talk o Windows Live Messenger.

Cliccando sulla voce MSN Messenger & Hotmail ci vengono chiesti i dati di accesso. La prima cosa che si pensa è quella che verrà mostrata la nostra lista di contatti e quindi da questa possiamo scegliere i contatti da invitare. Badoo, invece, invia a tutti i nostri contatti la famosa e-mail per registrarsi. In questo modo si spiega il perché delle numerosissime e-mail ricevute.

Se volete cancellarvi dal servizio, fate click sulla voce Configurazione e, alla fine della pagina che si apre, su Vuoi cancellare il tuo account?. Per confermare la cancellazione, inserite la vostra password e fate click sul pulsante Cancella il mio account.



 

ART PROJECT, IL NUOVO SERVIZIO DI GOOGLE – Non c’è dubbio, Google sa come lasciare a bocca aperta gli utenti del web. Questa volta si è superato: Art Project, il nuovo servizio appena lanciato dal colosso di Mountain View è una di quelle novità che affascina come pochi. Ben 17 tra i musei d’arte più importanti del mondo, con più di mille opere d’arte al loro interno, sono ora visitabili online in 3D in perfetto stile Street View, la tecnologia che fornisce viste panoramiche a 360° gradi già utilizzata in Google Earth e che ora viene applicata anche agli interni.

Si può quindi entrare virtualmente dentro le stanze dei musei, muoversi al loro interno guidando i propri spostamenti con il mouse del computer, ci si può avvicinare ai quadri, ottenere informazioni su di essi attraverso un semplice click e guardarli da vicino, sfruttando l’alta risoluzione che ne risalta i colori e i tratti. Tra i musei che hanno aderito e collaborato all’iniziativa, sono visitabili il Moma di New York , la Tate Modern di Londra, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Rijksmuseum di Amsterdam. A rappresentare l’Italia, la Galleria degli Uffizi di Firenze. Inoltre, tra tutte le opere presentate, una per ogni museo è stata selezionata per essere rappresentata in altissima definizione con risoluzione in gigapixel che permette di permette di osservare dettagli che sarebbero normalmente invisibili all’occhio umano, come i particolari delle pennellate e la patina del tempo. Agli Uffizi, l’onore dell’altissima definizione è andata alla “Nascita di Venere” di Botticelli: “Il supremo ideale di bellezza — commenta la soprintendente per il Polo museale fiorentino, Cristina Acidini — . Le grandi opere non smettono mai d’insegnarci e rivelare particolari segreti: grazie a queste moderne tecnologie è lecito aspettarsi la nascita di nuovissime teorie”.

I 17 musei sono solo l’inizio. Google ha intenzione di espandere il servizio e includere altri prestigiosi luoghi dell’arte come, ad esempio, per quanto riguarda gli italiani, il Museo Capodimonte a Napoli, la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, la Galleria Borghese di Roma e la Pinacoteca di Brera di Milano. Dopo aver digitalizzato il mondo con Earth, sembra che per Google sia arrivata l’ora della cultura. Ben venga.

Daniele Camilletti

fonte http://www.direttanews.it/

 

Google insidia Blackberry

I telefonini con il sistema operativo di Mountain View si aggiudicano il 26% del mercato americano. I device targati "Mela" sono un punto sotto rispetto al rivale. RIM perde quattro punti percentuali, pur mantenendo ancora il primato

Usa, Android scavalca Apple Google insidia Blackberry Uno smartphone Motorola con "Android"

Nell'ultimo trimestre dell'anno appena concluso, gli smartphone che utilizzano il sistema operativo "Android" (Google) hanno scavalcato, negli Stati Uniti, i cellulari targati "Apple".

Fino a novembre, il 25 % dei terminali mobili venduti in Usa erano col marchio della Mela, ma durante le festività natalizie, i consumatori americani si sono orientati più sui "Google-phone", tanto che il bilancio di fine anno vede prevalere "android" su Apple con un 26% del mercato statunitense, un punto percentuale in più del rivale. Va specificato comunque che il sistema operativo Apple è installato solo sui telefonini targati "Mela", mentre Android viaggia su diversi smartphone (Motorola, Samsung, ecc.).

Ora Android sta cominciando a insidiare il primato di "RIM" (BlackBerry) che attualmente detiene il 33,5% del mercato statunitense. Nell'ultimo trimestre 2010, RIM ha perso oltre quattro punti percentuali. Distanziati gli altri sistemi operativi: Microsoft con Windows Phone 7 si colloca al quarto posto con un 9% del mercato, in discesa di un punto percentuale rispetto al trimestre precedente. Negli Stati Uniti regge ancora Palm, acquisita da HP, che si piazza al quinto posto, mantenendo più o meno la propria quota percentuale rispetto al trimestre precedente.

I dati sono stati diffusi da comScore al Consumer Electronic Show in corso a Las Vegas.

fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/07/news/stati_uniti_android_scavalca_apple_i_google-phone_ora_insidiano_blackberry-10954097/

 

Scritto da:Federico Cella alle 07:00 del 09/04/2011

Ci sono voluti vent’anni esatti, ma alla fine Linux ha vinto. Una vittoria figlia della pazienza, possibile solo se sei «no profit», dei piccoli e piccolissimi passi del «pinguino» sull’acerrimo rivale: Windows. Che poi si tratti di una vera vittoria, è tutto da dimostrare. Lo è senz’altro nelle parole del direttore della Linux Foundation, Jim Zemlin, intervistato proprio in occasione del ventennale dalla creazione del primo codice del sistema operativo open source: era il 1991 quando il finlandese Linus Torvalds diede l’annuncio in un newsgroup con il saluto divenuto mito: «Hello everybody out there». Zemlin non usa frasi di circostanza: «Al momento attuale non ci interessa più di tanto confrontarci con Microsoft. Erano i nostri grandi rivali, ora prendersela con loro sarebbe come prendere a calci un cucciolo di cane».


La frase è eccessiva, figlia forse proprio di una lunga attesa, e sarebbe interessante a livello umano poter assistere alla reazione del focoso Steve Ballmer, attuale Ceo della multinazionale di Redmond, dopo averla letta. Ma nelle parole di Zemlin c’è più realtà di quanto non appaia in un primo momento, dato che si riferisce all’azienda che produce il sistema operativo che fa girare oltre il 90% dei computer desktop. Il «pinguino» (nel disegno) è però arrivato in realtà ovunque. In settori dove Windows invece latita. Troviamo Linux sulla maggior parte dei server aziendali e nei cosiddetti supercomputer: 9 «cervelloni» su 10 dei top 500 ha il marchio del «pinguino». Che ora marcia anche nell’elettronica di consumo: dalle smart tv alle videocamere di Sony, sul Kindle, sui cellulari e i tablet con Android. Rimane solo il nodo del fallimento sui desktop. Ma come ricorda il direttore della Fondazione, è una fetta di mercato che sta diventando sempre meno importante.


fonte: http://vitadigitale.corriere.it

 

“In Francia e Germania le autorità diffondono una nota: non usate Internet Explorer. Alla base della vicenda c'è una vulnerabilità relativa a Internet Explorer versione 6 su sistema operativo Windows XP. Lo stesso problema di sicurezza starebbe alla base del contenzioso tra Google governo cinese”


Francia e Germania contro Internet Explorer

"Il governo tedesco agli utenti: «Non usate Explorer»"," Explorer, anche la Francia lancia l'allarme". Sono questi i titoli di alcuni dei principali quotidiani online dedicati a una vicenda che merita un minimo approfondimento. Riportiamo il calendario a qualche giorno fa e per rinfrescare la memoria segnaliamo questo link dedicato alla vicenda in cui Google e Governo cinese si trovano a confrontarsi. Google ha rilevato alcune violazioni dei propri sistemi informatici notando accessi indesiderati ad alcuni account di posta elettronica: tali caselle email sarebbero per di più riconducibili ad alcuni attivisti cinesi per i diritti umani.

Da Mountain View vengono chieste spiegazioni alle autorità cinesi con la minaccia da parte di Google di sospendere ogni attività in Cina: Google parrebbe disposta a rinunciare alle enormi opportunità di business legate ai forti tassi di crescita del mercato IT in Cina e all'elevato numero di utenti potenzialmente raggiungibile. Per il momento il governo cinese non ha dato importanti riscontri, e pure le autorità americane si sono fatte avanti per far chiarezza sull'accaduto: oltre a Google ci sarebbero altre 30 aziende fatte oggetto di attacchi informatici provenienti dalla Cina. La vicenda è ancora tutta da chiarire nei suoi dettagli e, forse, ai giornali giungerà solo una parte di tali informazioni.

Questi appena descritti sono in estrema sintesi i fatti di cronaca a cui però si deve aggiungere un dettaglio essenziale e importante per poter comprendere i titoli dei quotidiani citati in apertura. Stando a quanto identificato da molti esperti di sicurezza informatica, tra i quali i tecnici di McAfee, alla base degli attacchi subiti da Google e dai già citati account Gmail vi sarebbe una vulnerabilità di alcune versioni datate di Internet Explorer.

Sarebbe proprio la vulnerabilità di Internet Explorer ad aver scatenato un putiferio in Europa tanto da indurre il Bundesamt fuer Sicherheit in der Informationstechnik - l'Ufficio Federale responsabile per la sicurezza informatica - a diffondere un comunicato nel quale invita a non usare Internet Explorer senza se e senza ma. Anche disattivando ActiveX e impostando il più alto livello di sicurezza Internet Explorer nelle versioni 6, 7 e 8 viene definito insicuro da BSI e gli utenti sono invitati a utilizzare browser alternativi.

Alla presa di posizione delle autorità tedesche fa eco un'analoga dichiarazione del CERTA (Centre d'Expertise Gouvernemental de Réponse et de Traitement des Attaques informatique) francese. Il messaggio è in sostanza il medesimo: utilizzate un browser alternativo.

A tutte queste dichiarazioni si contrappongono altre prese di posizione non così convinte della pericolosità di Internet Explorer, o meglio non convinte che altre alternative possano offrire condizioni di utilizzo veramente sicure all'utente finale. Sophos prende chiaramente posizione a fianco di Microsoft e nel blog di Graham Cluley - senior technology consultant - si legge:

“Sembra che i governi europei facciano a gara a mettere in guardia gli utenti e gli enti pubblici contro i pericoli di Internet Explorer, invitandoli a non utilizzare questo strumento fino a quando Microsoft non avrà risolto i problemi di sicurezza ma non bisogna agire in modo avventato! Spingere gli utenti ad abbandonare Internet Explorer può essere rischioso in quanto non tutti sono a proprio agio nell’utilizzare altri browser e potrebbero dunque riscontrare dei problemi nel supporto, soprattutto in considerazione del fatto che alcune applicazioni web-based non funzionano adeguatamente senza Internet Explorer. Cambiare browser ha senso solo se l’utente ha una buona conoscenza del nuovo strumento prescelto. Questo è il classico caso in cui potrebbe essere meglio non lasciare la strada vecchia per quella nuova, a meno di non conoscere perfettamente l’alternativa che si è deciso di seguire”.
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di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , pubblicato il 19 Gennaio 2010 www.hwfiles.it

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